lunedì 10 maggio 2010

Maxi piano dell'Unione Europea a sostegno dell'area Euro

Nel corso del fine settimana, l'Unione europea hanno concordato un pacchetto di prestiti quasi EUR720bn:

1 - 60 miliardi di euro in più in prestiti dal bilancio dell'Unione europea
2 - 440 miliardi di Euro da parte dei governi della zona Euro
3 - quasi 220bn Euro dal Fondo monetario internazionale

Spagna e Portogallo hanno convenuto di adottare misure extra a riduzione del disavanzo pubblico pari all’1,5% nel 2010 e al 2% nel 2011.

La BCE ha inoltre deciso:
1 - Di effettuare interventi nel mercato dei titoli di debito pubblici e privati della zona euro per assicurare la profondità e la liquidità in quei segmenti di mercato che sono disfunzionali. L'obiettivo di questo programma è quello di affrontare il cattivo funzionamento dei mercati mobiliari e il ripristino di un adeguato meccanismo di trasmissione della politica monetaria. La portata degli interventi sarà determinato dal Consiglio direttivo.
2 - Di adottare una procedura d'asta a tasso fisso con piena aggiudicazione per le operazioni di rifinanziamento a 3 mesi da assegnare il 26 maggio e il 30 giugno 2010.
3 - Di condurre una ORLT di 6 mesi con piena aggiudicazione il 12 maggio 2010, a un tasso che sarà fissato al tasso medio minimo di offerta delle operazioni di rifinanziamento principali (ORP) per tutta la durata di questa operazione.
4 - Di riattivare, in coordinamento con altre banche centrali, le linee di liquidità temporanea di swap con la Federal Reserve, e riprendere operazioni di finanziamento in Dollari a 7 e 84 giorni.

Nel breve termine le decisioni prese durante il fine settimana dovrebbero essere sufficienti per stabilizzare i mercati. Nel lungo termine, molto dipenderà dal fatto che i governi di questi paesi possano davvero prendere le misure per ridurre il deficit che hanno accumulato nel corso degli ultimi anni.

sabato 8 maggio 2010

Eurogruppo vara un piano per salvare l'Euro: domani maggiori dettagli

Si è tenuto venerdì sera un vertice dei 16 capi di stato dell'Eurogruppo, che ha deciso la creazione di un meccanismo per andare in aiuto di quei paesi che si dovessero trovare nella stessa situazione della Grecia. Maggiori dettagli sull'accordo si sapranno solo domani nel pomeriggio e da quello che uscirà da tale riunione dipenderà l'andamento dei mercati nei giorni seguenti. E' anche trapelata la notizia che la BCE potrebbe intervenire a sostegno dei bond governativi, possibilità che era stata smentita giovedì da Trichet nel corso della conferenza stampa dopo la riunione del Consiglio direttivo.

giovedì 6 maggio 2010

Dow Jones peggiore perdita dal 1987! poi recupera

Giornata di fuoco oggi per i mercati finanziari. Prima le borse europee hanno chiuso in forte calo per i timori che le difficoltà della Grecia si estendessero agli altri paesi. Moody's ha detto che il sistema bancario europeo potrebbe risentire delle difficoltà in Grecia, con conseguenze negative in Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia e UK.  Poi, a mercati azionari europei chiusi, la borsa statunitense, che già aveva aperto in territorio negativo, ha accentuato le perdite, arrivando a registrare la contrazione peggiore dal 1997, prima di contenere le perdite nel finale. Si è, comunque assistito ad un forte rialzo del premio al rischio sui mercati finanziari, come evidenziato dal calo di oltre il 6% del tasso di cambio Dollaro Australiano/Yen Giapponese e dal balzo dell'indice Vix oltre la soglia di 30. La volatilità sui mercati sembra destinata a durare ancora a lungo.

mercoledì 5 maggio 2010

Regno Unito alla prova del fuoco: elezioni, riunione della BoE e inflation report

Gli appuntamenti in calendario nel corso dei prossimi sette giorni potrebbero portare a modificare in maniera sostanziale il modo in cui i mercati valuteranno le prospettive del Regno Unito nei mesi a venire. Il primo appuntamento di rilievo saranno le elezioni generali in calendario oggi, che saranno poi seguite nel corso della prossima settimana dalla riunione della Bank Of England (in calendario lunedì 10) e dalla pubblicazione dell’inflation report (mercoledì 12) e di una serie di dati economici importanti, tra cui l’andamento della produzione industriale (martedì 11) e della bilancia commerciale (giovedì 13).
Il risultato che dovrebbe emergere dalle elezioni è quello comunemente considerato il peggiore dai mercati finanziari: la mancanza di un chiaro vincitore, con la conseguente nascita di un Governo di minoranza che avrebbe un gioco difficile nell’implementare quelle riforme necessarie per riportare sotto controllo i conti pubblici. Le possibilità di una chiara vittoria da parte dei Conservatori, unico partito che potrebbe aggiudicarsi la maggioranza assoluta dei seggi, sembrano, infatti, essere limitate, seppure in crescita nei sondaggi degli ultimi giorni (l’ultimo sondaggio di ComRes Ltd assegna ai Conservatori 294 seggi, solo 32 in meno di quelli necessari per avere la maggioranza alla Camera dei comuni). Lo scenario più probabile sembra essere quello che i Liberal-democratici siano l’ago della bilancia tra i due maggiori partiti (Conservatore e Laburista), con la formazione di un Governo con i laburisti che sembra più verosimile rispetto a quello di un governo con i conservatori a causa di maggiori affinità. Il prossimo Governo dovrà quasi necessariamente effettuare delle manovre di bilancio correttive per non fare perdere al Regno Unito il rating di tripla A, come evidenziato dall’agenzia Fitch nel corso del mese di marzo. Le ultime stime della Commissione Europea pubblicate ieri hanno, ad esempio, evidenziato come in mancanza di un aggiustamento di bilancio il rapporto deficit/PIL del Regno Unito, all’11.5% nel 2009, dovrebbe salire nel corso del 2010 al 12% per poi scendere solo leggermente nel 2011 portandosi al 10% (nell’anno finanziario 2011/2012 è atteso scendere al 9,4%). Ancora più preoccupante è la situazione del debito pubblico, che potrebbe salire dall’attuale 68% sino all’86.9% nel corso del 2011, un valore superiore alla media dell’Unione europea. Sfortunatamente, però, come evidenziato in un recente report dell’economista di Societe Generale Brian Hillard, i tre governi di coalizione che si sono formati nel dopo-guerra hanno avuto vita breve, non riuscendo mai a superare l’anno di vita. Nel caso di un governo di coalizione, quindi, le speculazioni sulla capacità o meno da parte del nuovo Governo di riportare i conti pubblici su un sentiero più sostenibile dureranno almeno sino all’autunno, quando sarà presentata la revisione delle spese statali. In tale contesto i rendimenti dei Governativi britannici potrebbero salire nei mesi a venire per le attese di deficit pubblici elevati ancora a lungo.
A tornare al centro dell’attenzione dei mercati potrebbe, inoltre, essere ben presto la politica monetaria della Bank of England. La Banca centrale del Regno Unito, infatti, è sempre stata vista dalla maggior parte degli economisti lasciare i tassi invariati allo 0.5% per tutto il 2010, con alcuni che ipotizzavano addirittura un incremento nei prossimi mesi del programma già completato di acquisto di asset oltre i 200 miliardi di Sterline a causa di una crescita economica che rimane fragile. Gli ultimi dati sull’inflazione relativi al mese di marzo hanno, però, evidenziato un incremento superiore alle attese, al 3.4% y/y e al 3% y/y per quel che riguarda il dato core, facendo ipotizzare che la BoE potrebbe, al contrario, ben presto implementare una politica restrittiva. L’atteso ribasso dell’inflazione nella seconda parte dell’anno sembra, infatti, essere in pericolo e lo stesso atteggiamento dei membri del Comitato di politica monetaria nei confronti dei rischi sull’inflazione sembra essere diventato più cauto, come evidenziato dalle minute dell’ultima riunione. Le nuove proiezioni della BoE su inflazione e crescita economica che saranno pubblicate all’interno dell’inflation report il prossimo mercoledì e spiegate dal Governatore King nel corso della successiva conferenza stampa, forniranno, quindi, maggiori dettagli sulle prospettive di politica monetaria nel corso dei prossimi mesi. Tuttavia, nonostante la stima sull’inflazione potrebbe essere rivista al rialzo (nell’inflation report di febbraio l’inflazione era stata vista all’1% a fine 2010 e al di sotto del target del 2% nel febbraio 2012), appare difficile che la BoE possa alzare i tassi prima della fine dell’anno considerando che la ripresa economica sembra essere ancora fragile.
In particolare, solo nel corso degli ultimi mesi la debolezza della Sterlina nel corso degli ultimi mesi sembra iniziare a farsi sentire sulla crescita economica. Solo in febbraio, infatti, produzione industriale e bilancia commerciale hanno visto dei miglioramenti consistenti, con le esportazioni salite del 9.5% m/m. Tale ripresa, però, non sembra ancora solida e difficilmente la BoE potrebbe decidere nel breve un rialzo dei tassi considerando che questo avrebbe probabilmente l’effetto di rafforzare la Sterlina nei confronti dell’Euro, stanti le difficoltà dell’area Euro. Nonostante il recente rialzo, la Sterlina non dovrebbe, quindi, apprezzarsi in maniera consistente nei confronti della valuta unica europea. Con rendimenti in Governativi in rialzo per le incertezze di Governo e la Sterlina che non è attesa rafforzarsi in maniera consistente a causa della politica monetaria espansiva della Bank of England, il Regno Unito sembra essere poco interessante per chi vuole diversificare i propri investimenti fuori dall’area Euro.

martedì 4 maggio 2010

La BCE cambia le regole per aiutare la Grecia

Dopo avere più volte detto che non avrebbe mai cambiato le regole per aiutare una singola nazione, la BCE ha dovuto cambiare idea per andare incontro alla Grecia. La BCE ha, infatti, annunciato di avere sospeso l'applicazione di un criterio minimo di rating sul debito greco. Tale decisione non è del tutto inattesa, come avevamo evidenziato nel report "Top Down Outlook" pubblicato nel fine settimana, ma ha sorpreso il timing. Ci aspettavamo, infatti, che tale annuncio sarebbe stato dato da Trichet nel corso della conferenza stampa di Giovedì. Ad ogni modo, questo è un ulteriore elemento che può ridurre la credibilità della autorità europee.

Nuovo incremento dei tassi in Australia

Come avevamo indicato nel nostro post di ieri "Boom dei prezzi delle case in Australia", le possibilità che la RBA non avesse alzato i tassi nel corso della riunione di questa notte si erano ridotte al lumicino dopo che i dati sui prezzi delle case avevano mostrato un vero e proprio boom. Nel comunicato rilasciato al termine della riunione, però, il Governatore Stevens, oltre a sottolineare le positive prospettive dell'economia australiana, ha indicato come i tassi per molti debitori dovrebbero salire su valori in linea con la media storica. Questo indica che la fase di normalizzazione di politica monetaria potrebbe essere giunta al termine e che, prima di iniziare una fase restrittiva, potrebbero passare alcuni mesi. Molto dipenderà dai prossimi dati in calendario.  

lunedì 3 maggio 2010

Boom dei prezzi delle case in Australia

Se la Reserve Bank of Australia (RBA) necessitava di un elemento che la spingesse in maniera più convinta ad alzare i tassi nel corso della della riunione di domani, l'andamento dei prezzi delle case nel corso del primo trimestre del 2010 è certamente andato in tale direzione. I prezzi delle case, infatti, sono saliti del 4.8% q/q e del 20% y/y, il massimo storico. Con il Governatore della RBA Stevens che ha più volte detto che i prezzi delle case stavano salendo ad un ritmo insostenibile già prima della pubblicazione del dato di Q1 le possibilità che la Banca Centrale Australia lasci i tassi invariati al 4.25%, come avevamo ipotizzato nel nostro ultimo "Top Down Outlook", sono ridotte al lumicino, nonostante le tensioni sul debito pubblico dei paesi periferici dell'area Euro. Dopo la pubblicazione del dato il Dollaro Australiano si è rafforzato nei confronti delle principali valute internazionali ed in particolare dello Yen Giapponese, in linea con le raccomandazioni all'interno del nostro Top Down Outlook. Con il premio al rischio sui mercati finanziari in calo e l'economia australiana in rafforzamento, le nostre attese sono a favore di una prosecuzione di questo trend.