lunedì 24 gennaio 2011

Indice IFO e rendimenti dei governativi tedeschi

Ecco il link al mio ultimo articolo su seekingalpha sulla relazione tra l'andamento dell'indice di fiducia delle imprese tedesche IFO e dei rendimenti dei Governativi a 10 anni

venerdì 21 gennaio 2011

Articolo su Seekingalpha

Link al mio ultimo articolo sul sito seekingalpha in cui analizzo i principali avvenimenti economici della prossima settimana in USA. In particolare c'è un commento sulla prossima riunione della Fed e sul dato sul PIL in calendario venerdì prossimo.

Indici di fiducia delle imprese tedesche IFO al massimo storico

L'indice di fiducia delle imprese tedesche IFO è salito in gennaio al massimo storico di 110.3 rispetto a 109.9 di dicembre. Le attese di consensus erano per un dato invariato. La voce relativa alla situazione corrente è scesa da 112.9 a 112.8, contro attese di consensus per un rialzo a 113.2, mentre la voce relativa alle aspettative future è inaspettatamante salita da 106.9 a 107.8 (consensus a 106.5). Il nuovo rialzo dell'indice di fiducia delle imprese conferma come il settore industriale potrebbe continuare a crescere ad un ritmo sostenuto nel corso dei prossimi mesi nonostante la recente forza dell'Euro, in particolare contro il Dollaro, e la crisi del debito nei paesi periferici.

mercoledì 19 gennaio 2011

Dati economici di giovedì 20: Leading indicator, Philadelphia Fed e vendite case esistenti in USA

Philadelphia Fed - In dicembre il Philadelphia Fed è rimasto su un livello coerente con un proseguimento della tendenza al rialzo della produzione manifatturiera nel breve termine, pur scendendo leggermente da 22,5 a 20,8. A gennaio ci aspettiamo chel'indice possa rimanere sostanzialmente invariato, confermando che le prospettive di breve termine per il settore industriale rimangono positive grazie alla ripresa economica internazionale e al miglioramento della domanda interna. Le nostre attese sono per una discesa a 20.
Vendite di case esistenti – Dopo avere oscillato intorno a 4,5 milioni negli ultimi tre mesi, non ci aspettiamo che le vendite di case esistenti registrino un forte miglioramento nel breve termine: la nostra stima è che il dato possa correggere da 4.68m a 4.5m nel mese di dicembre. In linea con gli altri dati del mercato immobiliare, le vendite di case esistenti dovrebbero migliorare ulteriormente nei prossimi mesi, pur restando su livelli storicamente bassi.
Leading indicator - Il leading indicator è cresciuto dell’1,1% m/m nel mese di novembre, segnalando che l'attività economica degli Stati Uniti potrebbe rafforzarsi nei prossimi mesi. Il dato di dicembre dovrebbe dare un altro messaggio rassicurante sulle prospettive economiche degli Stati Uniti, salendo dello 0,8% m/m. Il maggior contributo positivo dovrebbe arrivare dallo spread dei tassi d’interesse, dalle richieste di sussidi di disoccupazione e dal mercato azionario, mentre il maggior contributo negativo dovrebbe arrivare dalla vendor performance.

martedì 18 gennaio 2011

Regno Unito: Il balzo dell’inflazione complica la vita alla Bank of England

Che lo scenario dell’inflazione nel Regno Unito non fosse positivo era cosa risaputa da qualche tempo, ma il balzo dei prezzi al consumo nel mese di dicembre ha colto la maggior parte degli operatori di mercato di sorpresa. Nel corso dell’ultimo mese, infatti, il CPI ha mostrato un incremento dell’1% m/m, il rialzo mensile maggiore degli ultimi venti anni, superando le attese di consensus di +0.7% m/m. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno il rialzo dell’inflazione è del 3.7% y/y, dal 3.3% y/y di novembre e contro il 3.4% y/y delle attese di consensus. L’inflazione è, così, rimasta sopra la soglia del 3% per il decimo mese consecutivo. La principale ragione dietro il balzo dei prezzi al consumo è stato, come ampiamente atteso, l’andamento dei prezzi energetici: la componente trasporti da sola ha contribuito per lo 0.25% alla variazione mensile. Un ruolo importante nel balzo dell’inflazione è stato giocato anche dai rialzi nel settore delle utility, con le tariffe di gas ed elettricità, salite in linea con gli annunci delle principali società del comparto nel corso delle settimane precedenti, e dai prezzi dei generi alimentari, il cui incremento annuo ha raggiunto il 6.1%.
Tuttavia non sono stati solo i prezzi energetici ed alimentari a essere superiori alle attese. Anche il CPI core, infatti, è salito dal 2.7% y/y al 2.9% y/y evidenziando come le pressioni inflazionistiche di fondo possano essere maggiori di quanto pensato dalla stessa banca centrale. I prezzi dei servizi, ad esempio, hanno mostrato un incremento del 3.9% y/y nonostante la debolezza della domanda che dovrebbe limitarne gli incrementi.
Lo scenario di medio periodo per i prezzi sembra essere ancora peggiore. A partire dai dati di gennaio, infatti, si sentiranno gli effetti non solo del nuovo balzo dei prezzi dell’energia, con il petrolio che si è riportato in pianta stabile sopra la soglia di 90 Dollari al barile nelle prime settimane del 2011, ma anche del rialzo dell’IVA dal 17.5% al 20% entrato in vigore il 4 gennaio. Non è, infatti, detto che l’impatto dell’IVA sull’inflazione possa essere nullo come avvenuto lo scorso gennaio, quando fu riportata dal 15% al 17.5%.
Il balzo dell’inflazione rende le scelte della Bank of England nel corso dei prossimi mesi molto difficili. Se, infatti, le autorità monetarie del Regno Unito avevano sempre previsto un balzo dell’inflazione nel corso dei prossimi mesi, con un picco poco sopra il 4% y/y atteso nel corso della primavera, i recenti sviluppi potrebbero essere peggiori di quanto da loro stessi preventivato. Il balzo dell’inflazione nel corso degli ultimi mesi sta, infatti, iniziando a farsi sentire nelle attese dei consumatori: un sondaggio della Bank of England dello scorso dicembre, ad esempio, ha evidenziato come le attese dei consumatori sull’inflazione si siano portate al massimo degli ultimi due anni. Si correrebbe, quindi, il rischio che l’attesa discesa dell’inflazione al 2% entro la fine del periodo di previsione di due anni della banca centrale possa non essere raggiunta.
Le pressioni dei mercati sulla Bank of England per alzare i tassi dal minimo storico dello 0.5% nel corso dei prossimi mesi potrebbero farsi sempre più elevate, se non altro per avere una conferma che la Banca centrale non ha abdicato dal suo obiettivo di mantenere l’inflazione ad un target del 2% nel medio periodo. La maggior parte degli economisti delle principali investment bank prevede ora che il primo rialzo dei tassi possa avvenire nella prima parte di quest’anno e non più nel terzo trimestre come da attese prima della pubblicazione dei dati sull’inflazione di dicembre. Ad esempio, George Buckley di Deutsche Bank stima che il primo rialzo possa essere deciso durante la riunione di maggio, in occasione della pubblicazione del secondo inflation report del 2011 (il primo sarà diffuso a metà febbraio), quando si avranno maggiori informazioni sullo scenario economico. I dati pubblicati nel corso delle ultime settimane, infatti, hanno evidenziato un rallentamento del tasso di crescita dell’economia, che ha portato la federazione degli industriali inglesi a stimare una crescita nei primi due trimestri del 2011 non superiore allo 0.2%. A parere degli industriali la politica fiscale restrittiva adottata di recente dal Governo Cameron per riportare il deficit sotto controllo nel corso dei prossimi anni (dal 10.1% di quest’anno il deficit dovrebbe scendere al 2.1% nell’anno fiscale 2014/2015) avrà un impatto negativo sulla crescita economica nella prima parte del prossimo anno. Una politica monetaria restrittiva della Bank of England rischia, quindi, di scontrarsi con la necessità di dare un sostegno alla crescita economica. Proprio per questo Jonathan Loynes di Capital Economics consiglia alle autorità monetarie di mantenere i nervi saldi e continuare a fornire un sostegno alla crescita economica. Lo scenario della politica monetaria della Bank of England è, quindi, quanto mai incerto: una politica monetaria attendista è lo scenario più probabile nel corso del primo quadrimestre mentre le prossime mosse dovrebbero dipendere in maniera preponderante dai dati che saranno pubblicati nei prossimi mesi. Ad ogni modo, nonostante il balzo dell’inflazione, l’inizio di una politica monetaria fortemente restrittiva non appare imminente.

martedì 11 gennaio 2011

Debito governativo sempre in primo piano

Saranno ancora una volta le prospettive del debito sovrano dei paesi periferici al centro dell’attenzione dei banchieri centrali dell’area Euro che si riuniranno giovedì 13 a Francoforte. Non sono, invece, attese decisioni sui tassi di interesse, che dovrebbero restare fermi all’1% per il ventesimo mese consecutivo. In particolare sarà la situazione del Portogallo ad essere analizzata con maggiore scrupolo alla luce delle tensioni che hanno circondato i titoli del debito lusitani nelle prime sedute dell’anno. Nel corso delle ultime settimane, infatti, i governativi a dieci anni portoghesi si sono avvicinati in maniera decisa, superandola in più occasioni, alla soglia critica del 7%, che ha segnato il precipitare della situazione in Grecia ed Irlanda: entrambi i paesi sono stati costretti a chiedere l’intervento coordinato di Unione Europea e Fondo monetario internazionale una volta che i loro rendimenti a lungo termine erano saliti sopra il 7%, rendendo il finanziamento del debito troppo oneroso. Lo stesso ministro delle Finanze portoghesi Texeira ha più volte evidenziato come rendimenti sopra il 7% sarebbero difficilmente sopportabili dal suo paese. Difficilmente le aste di titoli a 3 e 9 anni in calendario oggi dovrebbero essere in grado di riportare il sereno sui mercati, alla luce anche dello scarso ammontare del controvalore: tra 750 milioni e 1,25 miliardi rispetto ai 20 miliardi che gli analisti di mercato stimano dovranno essere raccolto nel 2011.
La discussione all’interno della BCE dovrebbe vertere principalmente sulla prosecuzione del programma di acquisto di bond governativi nel corso dei prossimi mesi dopo che gli interventi sul mercato da parte delle autorità monetarie di Francoforte si sono intensificati nelle ultime settimane: il controvalore dei titoli acquistati è, infatti, salito a EUR74 miliardi dagli EUR63.5 miliardi di metà novembre sulla scia delle tensioni che hanno riguardato i titoli del debito di tutti i paesi periferivi. Il calo dei titoli acquistati a EUR113 milioni nel corso della settimana sino al 10 gennaio dagli EUR164 milioni di quella precedente e dagli EUR1121 milioni dell’ultima settimana del 2010 può, però, essere considerato come un segnale della mancanza di volontà della BCE di dare maggiore forza al programma di acquisti. Che alcuni membri del Consiglio Direttivo, tra quali il presidente della Bundesbank Axel Weber, siano sempre stati scettici nei confronti del programma di acquisto di titoli governativi non è del resto mai stato un mistero. Novità di rilievo su questo programma non dovrebbero comunque emergere, così come con riferimento alle operazioni straordinarie di rifinanziamento che erano state confermate per tutto il primo trimestre di quest’anno lo scorso mese di dicembre.
Nella conferenza stampa successiva alla riunione il presidente della BCE Trichet dovrebbe richiamare i Governi ad attuare con decisione quelle misure necessarie per riportare i conti pubblici in ordine ed evitare un peggioramento della situazione sui mercati, in linea con i toni duri usati lo scorso venerdì al Congresso del CSU tedesco. Questo richiamo dovrebbe arrivare come un monito ai rappresentanti politici sul fatto che il sostegno della BCE ai paesi ed alle banche più difficoltà potrebbe ben presto diminuire.
Nel corso dei prossimi mesi, infatti, la BCE potrebbe dovere tornare a fare i conti con un incremento dell’inflazione, di cui si sono già avute le prime avvisaglie nel corso del mese di dicembre: sulla base della stima flash di Eurostat, infatti, i prezzi al consumo hanno mostrato un rialzo del 2.2% y/y nell’ultimo mese del 2010, il massimo da gennaio 2009. Per quanto l’incremento dei prezzi dovrebbe essere dipeso principalmente dal balzo delle quotazioni delle materie prime, è difficile ipotizzare che la BCE possa decidere di aumentare ulteriormente la liquidità sul mercato, alla luce anche dei segnali provenienti dall’andamento della massa monetaria M3. Il tasso di crescita della massa monetaria M3 ha, infatti, accelerato all’1.9% y/y in novembre, così come i crediti al settore privato. Solo un incremento dell’inflazione core, all’1.1% y/y in novembre, potrebbe invece allarmare la BCE.
Insomma, gli investitori che attendono dalla BCE nuovi sostegni al mercato nel breve potrebbero restare molto delusi.

martedì 14 dicembre 2010

Scelte difficili per le banche centrali europee

In Europa non è solo la BCE a vedere le proprie scelte di politica monetaria nel corso dei prossimi mesi complicate dalla crisi dei paesi periferici, che potrebbe mettere in pericolo la crescita economica dell’area Euro nel corso dei prossimi mesi. Anche le banche centrali di Svezia, Norvegia e Svizzera che si riuniranno in settimana (le prime due oggi mentre la Banca Centrale Svizzera si riunirà giovedì) si trovano ora ad affrontare una situazione complicata. Se da una parte, infatti, le loro economie stanno vivendo un momento positivo che richiederebbe un’ulteriore rimozione dello stimolo fiscale che era stato deciso nel corso dei momenti peggiori della crisi del 2008/2009, dall’altra le incertezze che riguardano lo scenario economico internazionale, ed in particolare quello dell’area Euro, rendono difficile prendere una decisione in tal senso. Le economie di questi paesi, infatti, sono molto orientate verso le esportazioni, che rappresentato più del 40% del Pil nel caso della Norvegia e più del 50% per Svezia e Svizzera. Inoltre, con Fed, BCE e Bank of England che non dovrebbero alzare i tassi ancora per diversi mesi, un rialzo dei tassi potrebbe avere l’effetto di rafforzare ulteriormente le valute di questi paesi, che si sono già notevolmente apprezzate nel corso del 2010.
Nonostante tutte le incertezze, un ulteriore rialzo dei tassi sembra essere molto probabile in Svezia già da oggi, mentre in Norvegia e Svizzera, dove i tassi sono ampiamente attesi restare invariati, saranno soprattutto le dichiarazioni rilasciate al termine delle riunioni da analizzare con attenzione.
La Banca Centrale Svedese (Riksbank) al termine della riunione di politica monetaria di ottobre ha aumentato i tassi di 25bp per la terza volta dallo scorso mese di luglio portandoli all’1%. Nel corso delle ultime settimane i dati economici pubblicati in Svezia sono stati generalmente molto forti, con il PIL cresciuto del 2,1% q/q in Q3 '10, nonostante qualche segnale di allerta giunto dall’andamento degli indici di fiducia di imprese e consumatori, aumentando le possibilità che la Riksbank possa alzare ulteriormente i tassi di 25bp al termine della riunione di politica monetaria di oggi. Non a caso ben 17 dei 22 economisti raccolti nel consensus di Bloomberg si attendono un rialzo di 25bp oggi nonostante l’inflazione sia sotto l’obiettivo del 2% e due membri del comitato esecutivo abbiano votato contro anche il rialzo di ottobre. A spingere la Banca centrale ad alzare i tassi dovrebbe essere soprattutto la dinamica del mercato immobiliare, con i prezzi delle case saliti negli ultimi 18 mesi, raggiungendo una variazione annualizzata del 5% nei tre mesi sino ad ottobre.
Da valutare saranno anche le previsioni della Riksbank sull’andamento dei tassi nel corso dei prossimi trimestri. In ottobre la Banca centrale aveva stimato che i tassi potrebbero salire sino al 2% entro la fine del 2011: una modifica di tale previsione potrebbe rivelarsi più significativa per gli investitori della stessa decisione sull’andamento dei tassi.
Nonostante il mercato immobiliare sia una fonte di preoccupazione anche per la Banca Centrale Norvegese (Norges Bank), con i prezzi delle case saliti del 6.2% y/y in ottobre, un rialzo dei tassi non è atteso almeno sino alla fine del primo trimestre del prossimo anno, in linea con quanto detto dalla Banca lo scorso mese di ottobre. I dati economici pubblicati nelle ultime settimane non dovrebbero avere cambiato la visione della Norges Bank sulle prospettive economiche. Tuttavia la necessità di rallentare la crescita del mercato immobiliare, dei crediti al settore privato e dei consumi privati potrebbero spingere la Norges bank, secondo Frank Jullum di Fokus Bank, ad alzare i tassi nel 2011 nel più di quanto previsto dalla stessa banca centrale (tassi al 2.5% a dicembre 2011).
Non è, invece, imminente una rimozione della politica monetaria espansiva da parte della Banca centrale Svizzera. La Banca, infatti, al termine della riunione di politica monetaria di giovedì dovrebbe lasciare la fascia obiettivo per il Libor a 3 mesi invariata a 0,0-0,75% con l'intenzione di mantenere il Libor attorno allo 0,25%. A preoccupare la BNS dovrebbero essere sia le prospettive economiche sia l'andamento dei prezzi al consumo, pericolosamente vicino allo 0%, a causa del rialzo del Franco Svizzero. Con la valuta quasi invariata rispetto all’Euro da settembre, la BNS dovrebbe confermare le sue preoccupazioni indicando che "prenderà le misure necessarie per assicurare la stabilità dei prezzi" nel caso di "una nuova minaccia di deflazione", aumentando la possibilità di interventi sul mercato valutario nei prossimi mesi.