L’indice di fiducia ISM manifatturiero è sceso in novembre leggermente
più delle attese: da 58.7 a 58.2, contro attese di consensus a 58.4. Per l’indice
si tratta del secondo calo consecutivo dopo avere toccato il massimo degli
ultimi 13 anni in settembre a 60.8. Tuttavia gli altri sotto-indici hanno
registrato un miglioramento. L’indice sui nuovi ordini è salito da 63.4 a 64, anticipando
un rimbalzo dell’indice generale il prossimo mese, l’indice sulla produzione da
61.0 a 63.9 e quello sull’occupazione è rimasto praticamente stabile 59.7.
Analisi e commenti sull'andamento dei maggiori mercati finanziari e delle principali economie a livello internazionale
venerdì 1 dicembre 2017
mercoledì 15 marzo 2017
L'equilibrismo della Fed
La
riunione della Fed in calendario il 15 marzo avrà un esito scontato secondo le
attese di mercato. I futures sui Fed Fund assegnano possibilità del 100% ad un
rialzo dei tassi di 25 punti allo 0,75/1%. È uno scenario decisamente mutato
rispetto a quanto previsto dagli investitori a inizio anno, quando il primo
rialzo dei tassi del 2017 era atteso non prima di giugno.
Con
i dati pubblicati nelle ultime settimane che hanno evidenziato un ulteriore
miglioramento dello scenario economico e un rialzo delle pressioni
inflazionistiche, per la Fed non c’è alcuna ragione per rimandare una
normalizzazione dei tassi d’interesse, come evidenziato dalla stessa Yellen nel
suo intervento di venerdì 3 marzo al club dei CEO di Chicago. Ad esempio, tra i
dati che più hanno confortato sulle prospettive dell’economia è da segnalare il
balzo dell’indice ISM manifatturiero, salito in febbraio da 56 a 57,7, un
valore in linea con una crescita del Pil del 4,5%. Il rapporto sul mercato del
lavoro di febbraio pubblicato venerdì ha confermato come questo rimanga solido,
con 235 mila nuovi posti di lavoro creati, il tasso di disoccupazione al 4,7% e
la crescita dei salari orari al 2,8% anno su anno.
mercoledì 1 febbraio 2017
Gli emergenti cavalcano l’onda dello S&P500
I
principali mercati azionari mondiali hanno cominciato il nuovo anno così come
avevano terminato il 2016: all’insegna del rialzo. A guidare le borse sono
stati ancora una volta gli indici statunitensi, che sono andati a registrare in
settimana i nuovi massimi storici. Inoltre, il Dow Jones Industrial ha superato
per la prima volta la soglia dei 20 mila punti, livello che ha richiamato
l’attenzione di tutti i media e potrebbe ulteriormente aumentare l’interesse verso
Wall Street.
Le prospettive del principale mercato azionario mondiale continuano ad essere positive. A favorire le attese per una prosecuzione del trend al rialzo è il buono stato di salute dell’economia.
Le prospettive del principale mercato azionario mondiale continuano ad essere positive. A favorire le attese per una prosecuzione del trend al rialzo è il buono stato di salute dell’economia.
sabato 25 giugno 2016
E ora la BCE deve tenere basso l’Euro
Ora che il Brexit è
diventato realtà, diversi sono i fattori d’incertezza per l’economia dell’area
Euro. Un crollo delle esportazioni verso UK qualora i futuri negozianti per
l’uscita dall’Unione Europea del paese dovessero durare a lungo e chiudersi con
una soluzione sfavorevole al commercio potrebbe avere un impatto negativo sulle
economie dell’area Euro ma non tale da mandarle in recessione da solo l’area
Euro. UK rappresenta circa il 7% del totale delle esportazioni dei principali
paesi dell’area Euro.
sabato 18 giugno 2016
Rischi in crescita per l’economia USA
La decisione della Fed i
mantenere i tassi invariati alla fine della riunione del 15 giugno era
ampiamente attesa dagli investitori alla luce del debole andamento del mercato
del lavoro in maggio e dei rischi sull’economia mondiale legati al Brexit. Più
sorprendente sono state le nuove proiezioni dei membri della Fed sull’andamento
dei tassi nel corso dei prossimi trimestri. In linea con quanto era previsto in
marzo la stima di consensus dei membri della Fed è di due rialzi di 25 punti
base dei tassi sui Fed Fund nel 2016. Il numero di esponenti della Fed che si
aspetta solo un rialzo nell’anno in corso è, però, salito a sei. La stima di
consensus per fine 2017 è stata rivista al ribasso dal 2% all’1,65% e quella
per il 2018 dal 3% a 2,375 %. La Fed ha inoltre rivisto al ribasso la stima del
tasso di equilibrio di lungo periodo al 3,15%, dal 4% di tre anni fa era a 4%.
Infine, i banchieri centrali
statunitensi hanno anche rivisto al ribasso la stima sulla crescita del Pil nel
2016 dal 2,2% al 2%. lunedì 15 ottobre 2012
Reuters: Spagna pronta a chiedere aiuto all’Unione Europea
Dopo un inizio di settimana senza grossi spunti, le borse
europee hanno accelerato in mattinata andando a registrare progressi tra lo
0,6% e l’1%. A dare slancio ai mercati azionari è stata la notizia riportata da
Reuters secondo cui la Spagna potrebbe chiedere un aiuto all’Unione Europea in
novembre. A comunicarlo all’agenzia di rating sarebbe stato un esponente della
Commissione Europea coinvolto nelle trattative. La decisione della Spagna farebbe
seguito alle pressioni di molti governi europei – ma non della Germania che al
contrario vorrebbe che il paese aspettasse ancora – affinché Madrid si rivolga
all’UE facendo scattare anche il piano di acquisti sul mercato secondario da
parte della BCE.
martedì 9 ottobre 2012
Occhi puntati sulla Spagna
Un estratto dal nostro report settimanale "Top Down Outlook". Per una prova di un mese sottoscrivi qui: Top Down Outlook
Se e
quando la Spagna farà una richiesta formale di aiuto all’Unione Europea,
accettando le condizioni che questa esigerà per dare l’accesso alle risorse dell’ESM,
è in questo momento la maggiore incertezza all’interno dell’area Euro. Dalla
decisione della Spagna dipenderanno anche gli interventi sul mercato
obbligazionario della BCE. Nel corso della conferenza stampa di giovedì 4
ottobre Draghi, infatti, ha ribadito che la Banca Centrale è pronta ad
intervenire sul mercato secondario e che ora dipende dalla Spagna decidere di
attivare l’intera procedura. Allo stesso tempo, però, negli ultimi giorni sia
il primo ministro Mariano Rajoy sia il ministro delle finanze Luis de Guindos
hanno detto che una richiesta di intervento non è imminente e che questa
dipenderà dalle condizioni che saranno imposte al paese.
L’attenzione
degli investitori sarà ora focalizzata sulle riunioni dell’Eurogruppo di lunedì
8 e sul summit dei leader dell’Unione Europea del 18/19 ottobre. Difficilmente,
però, il Governo spagnolo dovrebbe fare una richiesta prima delle elezioni
regionali che si terranno il prossimo 21 ottobre in Galizia e nei paesi Baschi
e il prossimo 21 novembre in Catalogna. Dal punto di vista dell’immagine,
infatti, questa sarebbe una grave sconfitta per Rajoy che aveva vinto le
elezioni lo scorso novembre dicendo che non ci sarebbe stato bisogno di
chiedere aiuto all’Unione Europa. Non è, quindi, da escludere che il Governo
spagnolo rinvii ogni decisione in tal senso fino all’inizio del 2013. Del
resto, le dichiarazioni del ministro delle Finanze tedesche Schauble, secondo
cui la Spagna non dovrebbe chiedere aiuto adesso, e i timori che la Finlandia
possa porre condizioni molto pesanti, in particolare con riferimento ai
collaterali da offrire per avere accesso ai finanziamenti, sono per il momento
un valido deterrente a rivolgersi all’Unione Europea nonostante le
indiscrezioni che Francia e Italia stiano spingendo il paese in questa
direzione.
Tuttavia
nell’ultima settimana si sono avuti segnali che i mercati stanno diventando
nervosi sulla situazione in Spagna. L’esempio più lampante è stato il rialzo
dei rendimenti dei titoli a 3 anni nel corso dell’asta di giovedì 4. I
rendimenti sono saliti dal 3,84% dell’asta di settembre al 3,95%, mentre i
rendimenti dei titoli a 5 e 2 anni sono scesi solo perché l’asta precedente era
stata tenuta prima dell’annuncio del piano della BCE. Il tesoro spagnolo,
inoltre, è riuscito solo a sfiorare l’obiettivo massimo di titoli collocati,
3,99 miliardi contro 4 miliardi, mentre nelle aste tenute in settembre
l’obiettivo massimo era sempre stato agevolmente superato. Segnali di come
l’ottimismo seguente l’annuncio del piano della BCE si stia smorzando e come
gli investitori siano in attese delle prossime mosse di Madrid.
Nelle
prossime settimane, i rendimenti potrebbero restare in una sorte di limbo
attorno agli attuali livelli: un nuovo rialzo dovrebbe essere scongiurato per
le attese che la Spagna possa chiedere aiuto all’Unione Europea, facendo
scattare l’intervento della BCE, mentre un’ulteriore discesa sembra poco
probabile fino a quando tale richiesta non sia effettivamente fatta.
Molti
dubbi iniziano a emergere anche sul processo di aggiustamento dei conti
pubblici annunciato dal governo Spagnolo giovedì 27 settembre. Dopo i dubbi manifestati
dagli analisti di alcune investment bank, anche il Governatore della Banca di
Spagna, Luis Maria Linde, e la Commissione Europea, seppure non in maniera
ufficiale, hanno evidenziato come la stima Governativa di una contrazione
dell’economia dello 0,5% nel 2013 possa essere troppo ottimistica. La maggior
parte delle stime delle investment bank viaggiano tra il -1% ed il -2%, con
Societè Generale che si spinge a stimare una contrazione del 2,3%. In questo
scenario, per raggiungere l’obiettivo di un deficit/Pil del 4,5% potrebbero
essere necessarie nuove manovre, che rischierebbero di fare diventare la
recessione ancora più forte. Gli ultimi dati economici non hanno dato motivo di
credere che gli analisti siano troppo pessimisti. La produzione industriale è
scesa in agosto del 3,2% y/y, dodicesimo calo consecutivo, seppure meno delle
attese di consensus di una contrazione del 5,5% y/y. Gli indici di fiducia PMI
di settembre hanno evidenziato come una ripresa non sia vicina, rimanendo ben
sotto la soglia di 50. Dubbi
sono emersi anche sulla necessità di capitale delle banche. L’agenzia di rating
Moody’s ha detto che le banche avrebbero bisogno di una ricapitalizzazione tra
i 70 e i 105 miliardi di Euro contro i 59,3 stimati dalla società di consulenza
Oliver Wyman.
Per
quanto i rendimenti dei Governativi siano scesi rispetto ai massimi di agosto,
difficilmente il paese potrebbe evitare di chiedere un aiuto all’Unione
Europea. L’attuale livello dei rendimenti, infatti, è ancora insostenibile e
potrebbe pesare sulla spesa per interessi, che si dovrebbe attestare a quasi 10
miliardi di Euro nel 2013. Tanto più che la crescita del rapporto debito/Pil
sopra il 90% potrebbe avere un impatto negativo sulle prospettive di crescita
del paese. Gli economisti Rogoff e Reinhart hanno, infatti, dimostrato come un
debito superiore al 90% del Pil ha l’effetto di deprimere la crescita economica
dell’1% rispetto alla media storica.
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