mercoledì 9 giugno 2010

Banca centrale della Nuova Zelanda prossima ad alzare i tassi

Come ampiamente previsto, la RBNZ ha lasciato i tassi invariati al 2,5% alla fine della riunione di politica monetaria di aprile e ha indicato che "inizieremo a rimuovere la politica monetaria espansiva nei prossimi mesi, a condizione che l'economia continui ad evolversi come ipotizzato." Bollard ha anche indicato che la stretta di politica monetaria sarà più morbida rispetto al passato a causa della differenza maggiore tra il tasso ufficiale e i tassi dei prestiti e della ripidità della curva dei rendimenti. Con l'indicazione di un rialzo dei tassi nei prossimi mesi, la banca centrale ha acquistato la massima flessibilità per un aumento in un qualsiasi momento tra giugno e settembre, a seconda della forza dei dati. Il consensus degli economisti è per un aumento di 25bp nel corso della riunione di oggi poiché i timori sulle conseguenze della crisi del debito in Europa sono diminuiti e la crescita economica nella regione resta solida. Tuttavia, vi è la possibilità che la RNBZ possa decidere di rinviare il rialzo dei tassi a luglio. Il nostro scenario di base è che i tassi saranno aumentati oggi al 2.75% al 3,25% entro la fine dell'anno.

lunedì 7 giugno 2010

Economia tedesca ancora in marcia

I dati sul mercato del lavoro pubblicati la scorsa settimana hanno chiaramente indicato come le prospettive economiche possano divergere nei prossimi anni tra i singoli paesi della zona Euro. In Germania il numero totale dei disoccupati è sceso in maggio di 45 mila e il tasso di disoccupazione è sceso dal 7,8% al 7,7% segnalando che crisi del debito potrebbe non avere un impatto significativo sull'economia tedesca. Tuttavia, i dati di aprile per l’area Euro nel suo complesso hanno visto un incremento del tasso di disoccupazione dal 10% al 10,1%. Con le prospettive economiche nei trimestri a venire che sembrano deboli in molti paesi, il tasso di disoccupazione potrebbe continuare ad aumentare nel corso dei prossimi mesi.
La crescita del Pil in Q1 è stata confermata allo 0.2% q/q e allo 0.6% y/y. L’andamento delle singole voci pubblicato per la prima volta ha però evidenziato come lo scenario economico rimanga fragile. Le spese dei consumatori sono, infatti, scese dello 0.1% q/q e gli investimenti dell’1.1% q/q. Le esportazioni sono aumentate del 2.5% q/q e le importazioni del 4% q/q. La crescita è stata sostenuta unicamente dalle scorte, che hanno contribuito per lo 0.8%.

lunedì 31 maggio 2010

Ripresa economica in Usa: fiducia dei consumatori, ordini di beni durevoli, mercato immobiliare e Pil

I dati economici pubblicati durante la scorsa settimana hanno confermato che la ripresa economica degli Stati Uniti dovrebbe proseguire nei prossimi mesi, nonostante le incertezze relative alla crisi del debito in Europa. L'indicazione più rassicurante è arrivata dall’indice di fiducia dei consumatori di maggio: l'indice ha registrato il livello più alto da marzo del '08, salendo da 57,7 a 63,3. Il motivo principale dietro l'aumento dell'indice è stato il miglioramento nel mercato del lavoro: la voce job hard to get è scesa dal 44,8% al 43,6%. Tuttavia, nonostante l'aumento di maggio, la fiducia dei consumatori nella lettura del Conference Board rimane ben al di sotto della media di lungo termine (96), indicando che le spese dei consumatori dovrebbero aumentare ad un ritmo moderato nei prossimi mesi. Che le spese dei consumatori dovrebbero crescere ad un ritmo moderato è stato confermato dal dato di aprile, che ha visto una crescita nulla rispetto a marzo, nonostante il reddito personale sia cresciuto dello 0.4%. L’elevato livello della disoccupazione e il processo di deleveraging delle famiglie dovrebbero portare ad un atteggiamento più cauto sul fronte delle spese e ad un incremento del tasso di risparmio. Per quanto riguarda il settore industriale, gli ordini beni durevoli in aprile sono saliti del +2,9% m/m rispetto alle attese di mercato di un incremento dell’1,5% m/m, confermando che le prospettive per il settore nei prossimi mesi rimangono positive, grazie all’aumento delle esportazioni e al processo di ricostituzione delle scorte.
I dati sul mercato immobiliare di aprile pubblicati nel corso della settimana (in particolare la vendita di case esistenti e le vendite di case nuove) sono risultati migliori del previsto. Tuttavia l'aumento delle vendite di case sono state drogate dalla scadenza il 30 aprile del credito d'imposta Governativo di 8 mila Dollari per chi comprava casa. Per questo motivo, il mercato immobiliare dovrebbe rallentare nei prossimi mesi. Infine, la crescita reale del PIL nel 1° trimestre è stata rivista al ribasso al 3% dal 3,2%. La revisione è principalmente connessa ad un contributo più negativo di esportazioni nette e spesa pubblica, mentre le altre categorie hanno registrato solo revisioni minori. Gli utili societari dopo le imposte e con IVCCA sono saliti del 2,1% q/q e del 23,8% y/y, segnalando che le imprese potrebbero aumentare gli investimenti nei prossimi mesi. La revisione della crescita del PIL nel 1° trimestre non cambia le prospettive di un tasso moderato di crescita dell'economia Usa nei prossimi trimestri.

giovedì 27 maggio 2010

Giappone: là dove il debito vola

E’ ampiamente risaputo che le logiche che muovono i mercati finanziari possono risultare molto difficili da comprendere. Non deve, quindi, sorprendere che appaia inspiegabile il fatto che il Giappone stia attraversando senza particolari scossoni una fase in cui le preoccupazioni degli investitori sono rivolte al forte indebitamento di molti paesi sviluppati nonostante il suo debito pubblico sia, in rapporto al Pil, il maggiore a livello internazionale e appaia destinato a salire in maniera consistente anche negli anni a venire. Il Fondo monetario Internazionale, infatti, ha calcolato che il debito pubblico giapponese sia salito al 217% del Pil nel 2009 e ha stimato che possa raggiungere il 227% nell’anno in corso e il 235% il prossimo anno. Se pensiamo che la Spagna, uno dei paesi più al centro dei timori nel corso delle ultime settimane, ha un rapporto debito/Pil che è stimato arrivare al 72% nel 2011 (stime della Commissione Europea), la rilassatezza degli investitori sul Giappone ha tutti gli aspetti di un conundrum.
Al contrario, molti asset giapponesi sembrano beneficiare di un movimento di fly to safety, apprezzandosi nelle fasi di debolezza del mercato, dando l’impressione che siano considerati come dei beni rifugio. E’ questo il caso, ad esempio, dello Yen Giapponese che nel mese di maggio ha guadagnato il 4% contro il Dollaro statunitense, l’11% contro l’Euro ed il 14% contro il Dollaro Australiano. Tuttavia, se il movimento sul valutario è spiegabile anche con la chiusura delle operazioni di carry trade, in cui lo Yen è solitamente la valuta di finanziamento, nelle fasi d’incremento del premio al rischio sui mercati finanziari, il calo dei rendimenti dei Governativi riflette come i titoli di stato giapponesi non risentano dell’elevato indebitamento del paese. Il rendimento dei titoli decennali è, infatti, sceso dall1.41% di fine aprile all’1.27% nel corso dell’ultima settimana.
In un articolo pubblicato lo scorso mese di febbraio avevamo evidenziato come l’economista del FMI Kiichi Tokuoka, in un recente studio dal titolo "The Outlook for Financing Japan’s public debt", avesse individuato nell’elevato tasso di risparmio nel passato (anche se rispetto al 10% del 1999 il tasso di risparmio è sceso al 2.2% nel 2007), nel forte orientamento verso gli investimenti domestici delle famiglie, nell'esistenza di grandi e stabili investitori istituzionali come la Japan Post Bank e il Government Pension Investment Fund e nei recenti flussi di risparmio di grandi dimensioni provenienti dal settore aziendale le ragioni dietro i bassi livelli dei rendimenti Governativi.
Tuttavia, Tokuoka ha spiegato che cambiamenti strutturali nel bilancio delle famiglie e degli attori chiave del mercato potrebbero indebolire la capacità di assorbimento del mercato dei titoli di stato giapponesi, rendendoli più sensibili al livello del debito. Per fare un esempio, il ruolo delle famiglie nel fornire fondi al mercato dei governativi rischia di diminuire poiché il tasso di risparmio può ulteriormente cadere dal livello attuale. Una simulazione dell'autore ha indicato che, in base alle tendenze attuali, il debito pubblico lordo nel 2015 potrebbe superare le attività finanziarie delle famiglie, supponendo che il tasso di risparmio delle famiglie rimanga al 2,2%.
Non sorprende, quindi, che sia il Fondo Monetario Internazionale che l’OCSE abbiano recentemente consigliato alle autorità di governo giapponese di ridurre sia il proprio deficit di bilancio, pari al 10% del Pil nel 2010, sia il proprio debito. Ad esempio, il Fondo monetario internazionale ha posto enfasi sul fatto che il piano fiscale che sarà presentato dal Governo nel prossimo mese di giugno dovrebbe prevedere un aggiustamento dei conti pubblici già a partire dal prossimo anno per permettere al paese di non perdere credibilità sui mercati.
L’OCSE ha evidenziato come una decisione in tal senso andrebbe presa anche se c’è il rischio che ne possa derivare un indebolimento della domanda interna.
Proprio la necessità di non bloccare la crescita economica applicando un piano di austerity è la maggiore sfida per il Governo nel corso dei prossimi mesi. Nonostante gli ultimi segnali di miglioramento (il FMI stima una crescita dell’1.9% nel 2010 e del 2% nel 2011), infatti, la ripresa economica giapponese rimane fragile essendo basata unicamente sulle esportazioni, mentre la domanda interna rimane debole a causa dell’elevata disoccupazione e dei bassi livelli dei salari reali. Nel primo trimestre del 2010, ad esempio, il Pil è aumentato dell’1.2% q/q, le spese per consumi sono salite solo dello 0.3%.
In questo scenario, e con il problema della deflazione che non dovrebbe essere risolto nel breve (il FMI vede i prezzi al consumo scendere sia nel 2010 sia nel 2011), la politica monetaria della BoJ sembra destinata a restare espansiva ancora lungo, con i tassi che dovrebbero restare fermi allo 0.1% ancora per diversi trimestri. Tuttavia, la BoJ dovrebbe difficilmente cedere alle pressioni del Governo e aumentare il piano di prestito alle banche per JPY20000 miliardi. In tal senso vanno lette le recenti dichiarazioni del Governatore della Bank of Japan Shirakawa, che ha dichiarato che lo scopo dell’azione di una Banca centrale è creare un ambiente economico stabile e che la stabilità dei prezzi non è il solo fattore.
Con tutte queste incertezze sulle prospettive dell’economia giapponese lo status di bene rifugio di molti suoi asset potrebbe ben presto essere messo in discussione dai mercati. Considerando anche i bassi rendimenti di questi asset, il loro acquisto non appare in questo momento conveniente.

mercoledì 26 maggio 2010

Fiducia delle imprese francesi in rialzo

Nel post Area euro: per ora effetti limitati delle crisi del debito sull'economia avevamo evidenziato come i primi indicatori pubblicati con riferimento al periodo successivo allo scoppio della crisi del debito in area Euro (Indice di fiducia delle imprese IFO e di analisti ed investitori istituzionali ZEW, entrambi in Germania) avevano mostrato come l'impatto sull'economia fosse per il momento modesto. La pubblicazione oggi dell'indice di fiducia delle imprese francesi INSEE ha rafforzato tale scenario. L'indice, infatti, è cresciuto da 96 (rivisto da 97) a 97, valore che indica una prosecuzione del recupero del settore industriale francese nei prossimi mesi, seppure ad un ritmo contenuto.

Ma in USA dormono sonni tranquilli?

Nel corso delle ultime settimane, in coincidenza dello scoppio della crisi legata all’elevato debito dei paesi periferici dell’area Euro, l’attenzione degli investitori internazionali si è completamente riversata sulla situazione dell’area Euro dimenticando gli elementi di incertezza che continuano a riguardare gli USA, dove la crisi era scoppiata in maniera massiccia nel 2007.
Questo grazie anche ai segnali positivi emersi nel corso delle ultime settimane sull’economia statunitense, che hanno alimentato l’ottimismo sulle prospettive di crescita nel corso dei mesi a venire. In particolare è stata la pubblicazione lo scorso venerdì 7 maggio del dato sul mercato di lavoro di aprile ad infondere fiducia ai mercati. La creazione di 290 mila nuovi posti di lavoro è, infatti, stata considerata il segnale che l’economia statunitense sarebbe ben presto tornata a creare posti di lavoro in maniera stabile, permettendo alla crescita di auto-alimentarsi.
Il maggiore ottimismo sulle prospettive di crescita dell’economia statunitense nel corso dei prossimi mesi è stato evidente nelle minute della riunione del Fomc dello scorso 27/28 aprile pubblicate nel corso dell’ultima settimana. In quell’occasione, infatti, i membri della Fed hanno rivisto al rialzo le proprie stime sulla crescita economica, che ora è vista espandersi tra il 3.2% ed il 3.7% nel corso del 2010, contro precedenti stime nel mese di gennaio tra il 2.8% ed il 3.5%, per poi accelerare ulteriormente nei successivi due anni. Anche le attese sull’andamento del mercato del lavoro sono state riviste in senso positivo, con il tasso di disoccupazione atteso scendere tra il 9.1% e il 9.5% entro la fine dell’anno dall’attuale 9.9%.
I dati economici pubblicati nel corso dell’ultima settimana hanno però portato gli investitori ad adottare un atteggiamento più cauto nei confronti della ripresa economica in atto.

Per continuare a leggere richiedi una prova gratuita di un mese del report "Top Down Outlook" sul http://www.matrada.it/

lunedì 24 maggio 2010

Area Euro: per ora effetti limitati della crisi del debito sull'economia

Questo è un estratto dal nostro report settimanale Top Down Outlook. Vai sul sito http://www.matrada.it/ per una prova gratuita di un mese.

Alcuni dati economici pubblicati nell'ultima settimana hanno evidenziato i primi effetti della crisi del debito sull’economia reale. L'indice di fiducia di analisti ed investitori istituzionali ZEW è sceso più del previsto in maggio (da 53 a 45,8 contro attese di mercato a 47), con gli investitori istituzionali che si sono dimostrati preoccupati che la crescita economica nei prossimi sei mesi possa indebolirsi a causa delle incertezze sui conti pubblici dei paesi periferici della zona Euro. L’indice di fiducia delle imprese tedesche IFO è, invece, rimasto praticamente invariato, scendendo da 101.6 a 101.5 Entrambi gli indici rimangono bel al di sopra della media storica di lungo periodo, indicando che la crescita economica tedesca dovrebbe proseguire nei mesi a venire.
Per quanto riguarda l'inflazione, i dati di aprile hanno evidenziato un incremento dell’inflazione generale all’1.5% y/y, ma una discesa del dato core dall’1% y/y allo 0,9% y/y - minimo storico dell'indice. I dati di aprile hanno confermato che le pressioni inflazionistiche sono contenute a causa di un alto tasso di disoccupazione e di una domanda interna molto debole. Pressioni deflazionistiche potrebbero emergere in molti paesi. Se questa tendenza dovesse continuare, la BCE potrebbe decidere di tagliare i tassi di interesse o di non sterilizzare i prossimi acquisti di titoli di Stato (la scorsa settimana la BCE ha acquistato 16 miliardi di Euro di Governativi ma gli acquisti sono stati completamente sterilizzati).